COP16: decisioni e accordi chiave per la biodiversità
Scopri le decisioni chiave prese durante COP16, inclusi nuovi accordi sulla biodiversità e il ruolo delle comunità indigene.
6 Marzo 2025, 15:04

Sommario
La COP16 è la sedicesima edizione della Conferenza delle Parti, un incontro internazionale dedicato alla tutela della biodiversità. Nata per rafforzare gli impegni globali per la conservazione degli ecosistemi, la conferenza si inserisce nel quadro delle iniziative successive al Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework. Ha l’obiettivo di definire strategie e meccanismi finanziari per proteggere il pianeta. Questo piano finanziario, infatti, intende sostenere la conservazione degli ecosistemi e a fermare la perdita di biodiversità entro la fine del decennio.
COP16: da Cali a Roma
La conferenza ha avuto un percorso articolato. La prima parte, svoltasi a Cali nel novembre 2024, ha segnato l’avvio dei negoziati, anche se interrotti da difficoltà organizzative e contesti politici complessi. Successivamente, la seconda fase si è ripresa a Roma, presso la sede della FAO dal 25 al 27 febbraio 2025. Qui, i delegati hanno lavorato intensamente per concludere gli accordi, definendo le linee guida operative nonostante il contesto internazionale caratterizzato da incertezze e sfide geopolitiche.
Gli accordi finanziari e i meccanismi di sostegno
Uno degli aspetti centrali della COP16 è stato il finanziamento delle azioni per la biodiversità. È stato ribadito l’impegno a mobilitare almeno 200 miliardi di dollari all’anno entro il 2030, con i paesi sviluppati chiamati a contribuire con almeno 20 miliardi – cifra destinata ad aumentare a 30 miliardi entro la fine del decennio – per sostenere i paesi in via di sviluppo.
Il Cali Fund
Il Cali Fund è un meccanismo finanziario introdotto durante la prima sessione della COP16 a Cali. E’ stato concepito per raccogliere risorse dalle aziende che utilizzano o traggono profitto dai dati genetici digitalizzati di specie animali e vegetali. In sostanza, il fondo mira a trasformare l’utilizzo commerciale di informazioni biologiche in un contributo concreto per la tutela della biodiversità.
In particolare, il Cali Fund si propone di:
- Mobilitare risorse finanziarie: le aziende sono invitate, su base volontaria, a destinare una parte dei profitti generati dall’uso dei dati genetici alla protezione degli ecosistemi;
- Supportare le comunità locali: secondo l’accordo, almeno il 50% delle risorse raccolte dovrebbe essere destinato alle popolazioni indigene e alle comunità locali, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nella conservazione della natura;
- Essere uno strumento flessibile: durante la sessione di Roma della COP16, l’opportunità di rendere il meccanismo obbligatorio è stata persa, mantenendo il contributo sul piano volontario. Questo introduce un grado di incertezza sull’effettivo coinvolgimento delle imprese e sull’entità dei fondi che saranno realmente destinati alla biodiversità.
In sintesi, il Cali Fund rappresenta un tentativo innovativo di collegare l’economia delle informazioni genetiche con la necessità di investimenti per la salvaguardia degli ecosistemi, affidandosi però alla partecipazione volontaria delle aziende. Per questo, rimane incerto l’effettivo coinvolgimento del settore privato e la reale entità dei fondi che verranno destinati alla conservazione.
Strumenti per il monitoraggio dei progressi
Per garantire la trasparenza e l’efficacia degli investimenti, la COP 16 ha approvato un pacchetto di indicatori dedicati al monitoraggio dei 23 obiettivi previsti dal Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework. Questi strumenti sono fondamentali per valutare l’implementazione delle politiche e orientare, con dati concreti, le azioni future per la tutela degli ecosistemi.
Criticità e sfide future
Nonostante i progressi, permangono diverse criticità. Le modalità operative per la gestione dei fondi sono state rinviate alle prossime edizioni della conferenza, lasciando alcune incertezze sull’effettiva attuazione degli impegni. Inoltre, la misura per ridurre i sussidi dannosi per l’ambiente, stimata in almeno 500 miliardi di dollari l’anno entro il 2030, manca di un quadro normativo vincolante. Un ulteriore punto dolente è rappresentato dalla scarsa rappresentanza italiana. Il ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica ha inviato un sottosegretario solo dopo le polemiche, sollevando dubbi sull’impegno nazionale nel contesto internazionale.
Decisioni chiave e strada da percorrere
La COP 16 ha segnato un momento importante nella lotta globale per la biodiversità, evidenziando sia impegni significativi che aree in cui è necessario un maggiore sforzo. Pur avendo definito obiettivi finanziari ambiziosi e adottato strumenti di monitoraggio essenziali, la conferenza lascia ancora aperte questioni operative e normative fondamentali. Il percorso iniziato indica la necessità di rinnovare l’impegno di tutti i paesi per trasformare le decisioni in azioni concrete e garantire così un futuro sostenibile per il pianeta.