Allergie in aumento: il nuovo approccio integrato dei professionisti della salute

Inquinamento e cambiamento climatico peggiorano allergie e risposta immunitaria a punture di insetti. Si rivela fondamentale un nuovo approccio del professionista della salute. Scopri di più

Sommario

  1. Cambiamento climatico e smog: aumento delle allergie
  2. Alimentazione, ambiente e salute: l’approccio One Health
  3. Allergie alimentari, insetti e serpenti

Torna, con preoccupante anticipo, la bella stagione, e con questa le allergie e il rischio di punture di insetti. Con l'aumento delle temperature globali e l'inquinamento dell'aria, si assiste ad una escalation dei casi e un prolungamento della stagione allergica. Non solo, fattori ambientali, genetici e cambiamenti negli stili di vita sembrano ridurre la risposta immunitaria a punture di insetti, aumentando le persone a rischio di reazioni allergiche gravi e shock anafilattici.

Per affrontare questa sfida sanitaria, Consulcesi propone una serie di corsi dedicati al professionista della salute che vanno dal primo soccorso, in caso di anafilassi, fino alla prevenzione basata sul concetto di One Health che guarda, anche ma non solo, al ruolo dell’alimentazione nel contrastare le allergie.

Cambiamento climatico e smog: aumento delle allergie

La primavera anticipata di circa un mese e il conseguente prolungamento del periodo delle allergie sono solo i più recenti effetti della crisi climatica in corso. Come spiegato di recente anche da Mauro Minelli, specialista in Allergologia e Immunologia e responsabile per il Sud della Fondazione per la Medicina Personalizzata, ad Adnkronos, “con l’aumento del riscaldamento globale, la fase di pollinazione delle piante arboree ed erbacee inizia prima e dura di più”. Di conseguenza, aumenta la concentrazione nell’aria di allergeni pollinici che, a seguito delle scarse piogge, sono inoltre in grado di “persistere in atmosfera per tempi decisamente più lunghi di quelli ai quali fino ad ora eravamo abituati”.

Non solo, sempre più studi confermano che a gravare sulle patologie allergiche contribuisce in modo significativo anche l’inquinamento ambientale, a partire da quello atmosferico. A causa di molteplici fattori tra cui l’esposizione agli inquinanti presenti nell’aria, ma anche a pesticidi e altre sostanze nocive rilevate in cibo, acqua e suolo, le allergie infatti, non solo si manifestano per un tempo più lungo, ma colpiscono sempre più persone.

Ad oggi in Italia si stima che gli allergici rappresentino circa il 20% della popolazione, con numeri destinati a crescere soprattutto tra i più giovani. Solo gli allergici al polline nel nostro Paese sono 10 milioni, mentre a livello globale si prevede che 1 persona su 2 soffrirà di allergie entro il 2050.

Come spiega anche la SIMA (Società Italiana di Medicina ambientale), la causa sembra risiedere nel mix tra smog e polline che, non solo peggiora le condizioni di chi già soffre di allergia, ma provoca gli stessi sintomi anche a persone non allergiche.

Il polline, infatti, fa da vettore delle particelle inquinanti presenti nell’aria, che vengono poi liberate una volta raggiunte le vie respiratorie, potenziando da un lato i sintomi del paziente allergico, e dall’altro scatenando reazioni simil-allergiche nelle persone generalmente non sensibili.

Alimentazione, ambiente e salute: l’approccio One Health

In questo contesto, in cui cambiamento climatico e inquinamento si confermano strettamente legati al benessere fisico e psicologico di grandi e piccini, emerge con sempre più rilevanza l’approccio “One Health”.

Fondato sulla connessione intrinseca tra la salute umana, animale e ambientale, sostiene che una dieta sana e sostenibile può contribuire a migliorare la salute complessiva del pianeta, oltre che a prevenire l’insorgenza di patologie e disturbi.

Il corso di formazione “One Health: alimentazione sana e sostenibile per la salute globale” rivolto ai professionisti della salute esplora proprio il ruolo di una dieta equilibrata e ricca di nutrienti in relazione a malattie croniche e alla salute complessiva dell’uomo e degli ecosistemi.

Nel corso multimediale, da 18.0 crediti ECM, vengono affrontati diversi argomenti, tra cui l'urban health, l'impatto epigenetico della nutrizione, i contaminanti ambientali e la sostenibilità delle nostre città e delle diverse diete, con un focus sulla dieta mediterranea.

 Come sottolineato nel corso, affidato ad Andrea Ghiselli, presidente della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione, un'alimentazione sana e sostenibile ha un impatto che va oltre il singolo individuo. La promozione, a partire proprio dai professionisti della salute, del consumo di cibi locali e stagionali come anche la riduzione dello spreco alimentare, possono contribuire in modo significativo a diffondere l’approccio One Health e preservare le risorse naturali del nostro Pianeta.

Allergie alimentari, insetti e serpenti

Se l’alimentazione può aiutare nell’insorgenza e nel controllo di allergie, patologie e disturbi, molte ricerche suggeriscono che proprio l'evoluzione delle diete e degli stili di vita sono responsabili di una “crisi” del nostro microbioma, aumentando il rischio di sviluppare una sensibilità agli allergeni, anche ma non solo, alimentari.

Basti pensare che secondo gli ultimi dati disponibili, nel 1997 circa lo 0,4% dei bambini statunitensi aveva ricevuto una diagnosi di allergia alle arachidi. Nel 2008 la percentuale era salita all'1,4%. Un aumento preoccupante dei casi viene confermato anche dal Regno Unito, dove le ospedalizzazioni legate a forme gravi di allergie alimentari sono triplicate in soli due decenni.

Aumentano gli allergici ma anche le allergie. Sempre più studi mostrano la diffusione di allergie e intolleranze “insolite”. Tra queste spicca la sindrome di alfa-gal, l’improvvisa allergia alla carne che insorge dopo il morso di una zecca, ma anche quelle ad acqua, sole e sperma.

Uno dei fattori chiave dietro questa crescente diffusione, potrebbe risiedere in una ridotta risposta immunitaria del corpo, legata a sua volta ad una molteplicità di fattori che vanno oltre la genetica e che comprendono condizioni ambientali e psicologiche come lo stress.

Studi recenti, ad esempio, suggeriscono che la minore esposizione a queste tossine durante l'infanzia e l’età dello sviluppo comprometterebbe la capacità del sistema immunitario di riconoscerle e combatterle efficacemente.

Inoltre, anche l'uso eccessivo di antibiotici sembra influenzare negativamente la diversificazione e la robustezza del sistema immunitario, rendendo le persone più suscettibili alle allergie e riducendo la capacità del corpo di riconoscere e contrastare le sostanze estranee.

Alle reazioni allergiche più gravi, guarda in particolar modo il corso di formazione “Punture di insetti e morsi di serpenti: il primo soccorso”. Durante il corso multimediale da 3.0 crediti ECM, i professionisti della salute hanno l’occasione di approfondire l'esposizione a diversi tipi di animali velenosi, tra cui insetti, scorpioni, ragni, zecche e quattro specie di vipere presenti nel nostro territorio. Di questi, vengono esaminati i loro effetti tossici e il potenziale ruolo come vettori di malattie di varia importanza medica. Il corso, che vede come responsabile scientifico Daniele Manno, istruttore di Remote e Military Life Support, fornisce competenze cruciali per il trattamento di primo soccorso, quindi delle conseguenze delle varie tossine, sia con terapie convenzionali che di emergenza dopo il contatto.

Di: Fabiola Zaccardelli, BA (Hons) Journalism, University of Westminster

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