Endometriosi: quando i sintomi non vanno ignorati. Impara a riconoscerla

Dolore pelvico, mestruazioni dolorose e difficoltà nei rapporti sessuali: l'endometriosi è una patologia spesso sottovalutata e sottodiagnosticata, con un ritardo medio di 7-10 anni. Nell’intervista al dottor Alessandro Cavaliere scopri come riconoscerla precocemente, perché è fondamentale una diagnosi tempestiva e una formazione specifica per i sanitari

Sommario

  1. Dottore qual è lo stato dell'arte sull’endometriosi
  2. Quali sono i dati epidemiologici più aggiornati?
  3. A livello di prevenzione, è sufficiente la visita ginecologica o c’è bisogno di esami di secondo livello? Quanto è importante la formazione dei sanitari?
  4. L'attenzione mediatica e la maggiore sensibilizzazione sull’endometriosi hanno portato benefici concreti sulla diagnosi precoce, sul supporto alle pazienti e anche sulle politiche sanitarie?

L'endometriosi rappresenta una delle patologie ginecologiche più complesse e sfaccettate, caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale al di fuori della sede uterina. Nell’intervista al dottor Alessandro Cavaliere, medico chirurgo, ginecologo ed endoscopista nonché responsabile del Polispecialistico CMed a Roma, emerge chiaramente come questa condizione, pur essendo definita benigna, si configuri come cronica e ricorrente e sia particolarmente difficile da diagnosticare. Il medico evidenzia l’importanza di una diagnosi tempestiva: sintomi quali dolori pelvici, dolori intensi durante le mestruazioni, fastidi durante i rapporti e disturbi intestinali, se trascurati, possono portare a stadi avanzati della malattia, in cui gli interventi terapeutici risultano meno efficaci e, a volte, richiedono un approccio chirurgico.

In occasione della Giornata Mondiale dell'Endometriosi, che ricorre il 28 marzo, si sottolinea l'urgenza di aumentare la consapevolezza su questa patologia. Con dati che indicano una prevalenza tra il 10 e il 15% delle donne – ovvero circa 3 milioni in Italia – l'attenzione non deve limitarsi solo a una diagnosi precoce, ma deve abbracciare un percorso di cura integrato. Questo include l'impiego di terapie farmacologiche mirate, l'uso di strumenti diagnostici avanzati e un costante aggiornamento professionale per riconoscere le molteplici manifestazioni della malattia.

Un elemento chiave per una gestione efficace dell’endometriosi è la formazione specifica, dedicata e continua dei sanitari. La capacità di riconoscere i segni distintivi della malattia, abbinata all’utilizzo di strumenti diagnostici avanzati come l’ecografia transvaginale e la risonanza magnetica, permette di intervenire precocemente e di migliorare sensibilmente la qualità della vita delle pazienti. In quest’ottica, il corso ECM “Endometriosi: conoscerla per capirla. Natura, caratteristiche, classificazione e impatto sulla donna” da 2.0 EC, offerto sulla piattaforma Consulcesi Club in formato ebook, rappresenta un’importante e valida opportunità formativa. Il percorso didattico non solo approfondisce la conoscenza della malattia, dalla sua natura e classificazione fino all’impatto sociale ed emotivo, ma fornisce anche dati aggiornati e linee guida pratiche per una diagnosi precoce ed efficace, essenziale per limitare l’impatto dell’endometriosi sulla fertilità e sul benessere complessivo della donna.

Dottore qual è lo stato dell'arte sull’endometriosi

“L'endometriosi è quella presenza di tessuto endometriale, ovvero quel tessuto che normalmente è in sede endouterina, al di fuori dell’utero, in strutture dove non dovrebbe essere. È una patologia benigna ma cronica e ricorrente. Oggi sull'endometriosi stiamo andando avanti, soprattutto grazie al fatto che è sempre più conosciuta, se ne parla fortunatamente sempre di più. Siamo in grado, infatti, di gestirla abbastanza bene: le pillole progestiniche sono quelle che, oggi, tra costi e benefici, stanno dando i risultati migliori. L'endometriosi ha una serie diversa di manifestazioni con le quali si può presentare e questo rappresenta a tutt'oggi il suo problema principale. La diagnosi, infatti, può essere estremamente complessa perché può manifestarsi con dolori pelvici, disturbi durante i rapporti, fastidi a livello intestinale. Purtroppo, più è ritardata la diagnosi, più le nostre cure diventano di scarsa efficacia. Le pazienti che iniziano la terapia in maniera precoce riescono ad avere una vita che si mantiene simile a quella di chi non è affetta da endometriosi. Il problema sorge quando arriva al terzo o quarto stadio; sono forme avanzate e i farmaci possono mitigare ma non risolvere la situazione. A volte, non sempre, è necessario il ricorso alla chirurgia. Quindi, noi sanitari dobbiamo porre un’attenzione massima su qualsiasi dolore pelvico, soprattutto in ragazze e donne in età fertile”.

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Quali sono i dati epidemiologici più aggiornati?

“La diagnosi di endometriosi è sottostimata. I dati, oggi, ci parlano di un 10-15% di donne interessate, il che vuol dire, solo in Italia, circa 3 milioni di persone, con una malattia che è particolarmente difficile da diagnosticare. Tutto fa pensare che, in realtà, i dati siano ancora superiori. L'endometriosi inficia sulla salute e il benessere della donna ma si configura anche come un vero e proprio problema sociale, perché i disturbi possono interessare la sfera dell'infertilità. È presente nel 70% delle cause di infertilità femminili”.

A livello di prevenzione, è sufficiente la visita ginecologica o c’è bisogno di esami di secondo livello? Quanto è importante la formazione dei sanitari?

“Sarebbero sufficienti una visita ginecologica ed un'ecografia transvaginale, fatti, però, in un centro o con personale sanitario che tratta l'endometriosi. Naturalmente non si tratta di essere più bravi o meno bravi, ma è una patologia molto caratteristica. Ci vuole un occhio un po’ allenato e un po' di training per riconoscere quella che è la sintomatologia da endometriosi. Tutte le pazienti che visito per endometriosi o per sospetto di endometriosi vengono da una lunga trafila di visite nella quali non è stata individuata la causa perché è estremamente multiforme e ci vuole personale che sia particolarmente dedicato a quel tipo di diagnosi. Inoltre, esistono ecografi che hanno una risoluzione maggiore e favoriscono la visualizzazione di determinate strutture che molto spesso possono mostrare un ipomobilità: anche il macchinario fa la differenza. L'ecografia transvaginale è il principale mezzo di accesso alla diagnosi di endometriosi; in caso di dubbio, anche la risonanza magnetica. Prima era molto più frequente il ricorso alla laparoscopia esplorativa che oggi fortunatamente riusciamo a fare sempre di meno. È riservata a casi estremi o quando già pensiamo di dover intervenire chirurgicamente. Ecografia transvaginale e risonanza magnetica riescono a coprire una larga fetta di diagnosi. Spero che siamo finalmente in dirittura d'arrivo per il test genetico: quello sarebbe, oggettivamente, un grosso passo avanti che riuscirebbe ad uniformare la diagnosi”.

L'attenzione mediatica e la maggiore sensibilizzazione sull’endometriosi hanno portato benefici concreti sulla diagnosi precoce, sul supporto alle pazienti e anche sulle politiche sanitarie?

“Assolutamente sì. Le pazienti sono molto recettive. Le campagne di informazione che abbiamo fatto negli scorsi anni hanno sicuramente portato a una maggiore conoscenza e a più visite specifiche anche per escludere l’endometriosi. Fare un controllo, infatti, non significa avere l'endometriosi. Cerchiamo di far passare il concetto che prendere un antinfiammatorio per calmare i dolori da mestruazione non è normale o, comunque, è il caso di effettuare una valutazione pelvica per escludere che ci possano essere delle implicazioni che alla lunga possono portare anche all’infertilità”.

Di: Viviana Franzellitti, giornalista

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